ODG a sostegno della protesta dei medici di medicina generale del Veneto

Pubblichiamo il testo dell’ordine del giorno a sostegno dei medici, da noi proposto ed approvato all’unanimità dal consiglio comunale del 27 ottobre 2017:

Ordine del Giorno: Il Consiglio Comunale di Mirano a sostegno dei medici di medicina generale, per la piena attivazione del piano socio sanitario e per una migliore sanità territoriale

Il Consiglio Comunale di Mirano
Premesso che:

  • da diversi giorni i medici di famiglia del Veneto stanno attuando iniziative di protesta nei confronti della Regione al fine di richiamare l’attenzione dei cittadini, delle associazioni dei malati, dei gestori delle case di riposo, dei sindaci e delle forze politiche in merito alle pesanti criticità inerenti le cure territoriali previste nel Piano socio-sanitario regionale 2012-2016 (PSSR), approvato con la legge regionale n. 23 del 2012 “Norme in materia di programmazione socio-sanitaria e approvazione del Piano socio-sanitario regionale 2012-2016”, ma rimaste, al momento, totalmente inevase;
  • al momento tali forme di protesta si sono limitate alla mancata trasmissione informatica delle ricette dal medico all’azienda sanitaria, ma in previsione – specie per il mese di novembre – i medici di medicina generale hanno annunciato una possibile riduzione degli orari di apertura degli ambulatori;
  • in particolare, i medici di Medicina Generale (MMG) evidenziano come il suddetto Piano sia stato disatteso in molti aspetti fondamentali:
    • a) il consolidamento dell’offerta territoriale previsto entro il 2016 con l’attivazione di nuovi ospedali di comunità, di Unità riabilitative territoriali (URT) e di hospice, il potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata (ADI) e il rafforzamento organizzativo della medicina di base sarebbero in una fase di sostanziale stallo;
    • b) a fronte della riduzione di n. 1.219 posti letto ospedalieri, la DGR n. 2122 del 19 novembre 2013 “Adeguamento delle schede di dotazione ospedaliera delle strutture pubbliche e private accreditate, di cui alla l.r. 39/1993, e definizione delle schede di dotazione territoriale delle unità organizzative dei servizi e delle strutture di ricovero intermedie. PSSR 2012-2016” prevede una dotazione di 1.263 nuovi posti letto negli ospedali di comunità e negli hospices che, ad oggi, non risultano ancora attivati, mentre in alcune aziende Ulss i posti letto previsti sarebbero stati addirittura ridotti;
    • c) con la DGR n. 433 del 6 aprile 2017 “Ospedale di Comunità e Unità Riabilitativa Territoriale: modifica del profilo assistenziale ed economico delle prestazioni mediche, e definizione dei criteri volti al superamento della sospensione del rilascio di nuovi accreditamenti disposta con DGR n. 2174 del 23 dicembre 2016”, la Giunta regionale avrebbe stravolto quanto previsto dal PSSR, riportando i posti letto dentro gli ospedali, come le lungodegenze di un tempo, senza tuttavia prevederne le dotazioni, mettendo con ciò in difficolta i Centri Servizi che si erano già dotati di strutture ed erano pronti ad operare. Di fatto tale decisione priva le famiglie che curano i malati a domicilio di un sostegno molto importante, in caso di necessità;
    • d) non sono stati attivati gli hospice per le cure terminali: attualmente le case di riposo devono sostenere cure a malati gravi e terminali con dotazioni inadeguate essendo inoltre penalizzate dal 2009 dal blocco dell’aumento del numero delle impegnative e del loro valore. Di conseguenza sempre più spesso i malati con gravi patologie in dimissione dagli ospedali devono essere ospitati nelle case di riposo fuori convenzione, a totale carico delle famiglie, con costi che possono arrivare anche a 3.000 euro al mese;
    • e) le abitazioni private sono diventate il più grande ospedale per anziani fragili e malati con patologie complesse, disabili, bisognosi di assistenza giorno e notte. Infatti, sono almeno 40.000 i posti letto in Veneto nascosti nel pudore degli appartamenti: il 18 per cento dei malati sono allettati cronici, il 13 per cento hanno piaghe da decubito, il 16 per cento soffrono di demenza; la loro assistenza grava quasi totalmente sulle famiglie coadiuvate dal fondamentale aiuto delle badanti;
    • f) non sarebbero stati attivati i nuclei di cure palliative o, se attivati, risulterebbero inadeguati. I servizi infermieristici sono limitati a poche ore al giorno, con conseguenti pesanti carichi familiari nelle ore notturne e nei giorni festivi. In diverse aziende ULSS l’assistenza infermieristica è appaltata, con bandi al ribasso, a cooperative sociali che erogano prestazioni a cottimo con personale straniero che ha notevoli difficoltà di comunicazione con i malati e i familiari;
    • g) per quanto riguarda l’appropriatezza e la spesa per la farmaceutica territoriale, la Giunta regionale non sembrerebbe controllare la spesa per i farmaci ad alto costo e intenderebbe proporre ai direttori generali delle aziende ULSS e ai medici di Medicina Generale di ridurre ulteriormente la spesa pro capite dei farmaci del Servizio Sanitario Nazionale (da 114 euro a 110), con il rischio di compromettere, in molti casi, la qualità delle cure;

Considerato che:

  • i medici di famiglia denunciano, inoltre, di essere “soffocati da oneri burocratici e informatici”. In media ogni anno un medico di Medicina Generale esegue circa 8.900 visite ambulatoriali e 306 visite domiciliari. I 3.161 medici di Medicina Generale del Veneto svolgono in un anno circa 28.400.000 visite ambulatoriali e circa 967.000 visite domiciliari. Tuttavia gli studi dei medici di famiglia in Italia, rispetto a quelli dei loro colleghi europei, risultano essere tra i più sguarniti di personale di supporto e di attrezzature diagnostiche;
  • la legge n. 189/2012 “Balduzzi” prevede di potenziare l’organizzazione degli studi dei medici di famiglia per garantirne l’accesso dodici ore al giorno con un adeguato supporto di personale infermieristico e di segreteria. La Giunta regionale con la DGR n. 751/2015 “Attuazione della Legge regionale 29 giugno 2012, n. 23 “Norme in materia di programmazione socio sanitaria e approvazione del Piano Socio-Sanitario Regionale 2012-2016” e s.m.i. Sviluppo delle Cure Primarie attraverso la diffusione del modello di Medicina di Gruppo Integrata, in attuazione della DGR n. 953/2013. Definizione del contratto di esercizio tipo per le Medicine di Gruppo Integrate” ha previsto le Medicine di Gruppo Integrate (MGI). Dal 2015 ad oggi, su 87 MGI approvate, ne sono state attivate dalle aziende ULSS solo 55, che servono il 12 per cento della popolazione veneta. Inoltre, a fronte della disponibilità dei medici di Medicina Generale a individuare le necessarie sedi e ad organizzarle, dal febbraio 2017 la Regione avrebbe bloccato tutte le nuove proposte di attivazione;
  • gli studi dei medici di Medicina Generale sono considerati dalla normativa vigente come dei “presidi del Servizio Sanitario Nazionale” ma, secondo il parere dei rappresentanti di categoria, alcune circolari della direzione regionale dell’area Sanità e Sociale tenderebbero a togliere ai medici di Medicina Generale l’autonomia nell’organizzazione degli stessi, imponendo alle aziende ULSS un sistema di gare d’appalto a continuo ribasso per il reclutamento del personale infermieristico e di segreteria;

Rilevato che:

  • in questi giorni tutte le organizzazioni sindacali venete dei medici di famiglia (FIMMG, SMI, SNAMI, INTESA SINDACALE) hanno concordato sulla necessità di dire “basta” e di intervenire prima che sia troppo tardi per invertire la suddetta situazione che rischia di affossare gli interventi previsti dal Piano socio-sanitario regionale;
  • i medici di famiglia del Veneto auspicano che si realizzi l’obiettivo più importante della loro protesta che è quello di sviluppare una nuova cultura della salute fatta non solo di alta tecnologia ma anche di alta intensità umana, di cure di prossimità, di presa in carico globale della persona nella sua famiglia e nel suo ambiente di vita, integrando la dimensione sociale con quella sanitaria;

Tutto ciò premesso, il Consiglio Comunale di Mirano:

  • sostiene l’iniziativa dei medici di medicina generale, volta al miglioramento del servizio sanitario reso ai cittadini;
  • dà mandato al Presidente del Consiglio Comunale di comunicare alla Regione Veneto ed alle associazioni di rappresentanza dei medici di medicina generate tale sostegno attraverso la trasmissione di questo Ordine del Giorno;
  • a norma dell’art23.legge 33/2013, dispone la pubblicazione sul sito internet del comune dell’Ordine del Giorno approvato.

I Consiglieri Comunali


Pubblichiamo di seguito anche la posizione unitaria del Gruppo PD, espressa dalla Capogruppo PD Elena Spolaore in relazione all’Ordine del Giorno in discussione:

L’inserimento dell’odg a sostegno della protesta che da questa estate stanno portando avanti i medici di medicina generale della nostra  regione non è unicamente a sostegno di una professione, ma per sollevare l’attenzione su un problema che riguarda tutti i cittadini: il presidio sanitario territoriale a servizio della popolazione.
I medici di base, attraverso le sigle sindacali che li rappresentano (FIMMG, SNAMI, SMI, Intesa Sindacale), lamentano l’assoluta chiusura alle loro richieste da parte del governo regionale. Tale chiusura è anche dimostrata da quanto avvenuto in consiglio regionale il 3 ottobre di quest’anno e riportato dalla sigla FIMMG: “È stata presentata e votata, in quell’occasione, una mozione di tutte le minoranze unite che chiedeva di riaprire il dialogo con i medici di famiglia: la mozione è stata respinta dalla maggioranza con 25 voti contrari e 21 a favore.” (6-10-2017).
Dopo mesi il Governo Regionale solamente questa settimana (mercoledì 24 ottobre) ha deciso di incontrare i rappresentanti dei medici di medicina generale per finalmente iniziare il confronto.
Ricordiamo che il Governo Regionale del Veneto, nell’ultimo Piano socio-sanitario regionale 2012-2016 (approvato con legge regionale n.23 del 2012, e prorogato fino al 31/12/2018 dall’art. 24 della LR 19/2016) tra le finalità ha quella di “rendere omogenea la prevenzione, l’assistenza e la cura nel proprio territorio e per garantire la continuità dell’assistenza e delle cure…” (art.10, comma 1 LR23/2012, schede di dotazione territoriale dei servizi e delle strutture di ricovero territoriale).
Lo stesso Governo Regionale, a Maggio 2017 (Delibera di Giunta Regionale n.733/2017) approva le “Linee guida per la predisposizione dell’atto aziendale e per l’approvazione della dotazione di strutture dell’Azienda per il governo della sanità della Regione del Veneto – Azienda Zero” sottolineando che:
“…Il nuovo Piano Socio Sanitario, pur confermando le linee di indirizzo della precedente programmazione, ha posto come cardine della propria strutturazione la centralità della persona, nella considerazione che la salute è patrimonio della collettività, che le scelte della politica debbono privilegiare la tutela della salute, che il dovere civico alla salute è basato su doveri di solidarietà sociale, che se per ciascun cittadino l’impegno a proteggere la propria salute è un dovere civico, per gli operatori sanitari è anche un dovere etico-professionale.L’obiettivo di porre al centro del sistema la persona mediante l’umanizzazione delle cure, la realizzazione di percorsi di cura partecipati e condivisi dagli utenti, l’equità nell’accesso ai servizi, la globalità di copertura in base alle necessità assistenziali di ciascuno ha continuato ad ispirare le politiche in materia di salute…”.
Le premesse del Piano Regionale qui riportate sono perfette, ma nel momento in cui i Medici di Medicina Generale del territorio, che sono i primi “presidi sanitari” a cui i cittadini si rivolgono, denunciano a fine Giugno 2017 (e continuano tutt’oggi) che: “È stato di fatto bloccato il processo,peraltro mai veramente iniziato, della modernizzazione dell’assistenza territoriale come disegnata dal piano socio sanitario regionale.”(sindacato FIMMG), noi non possiamo rimanere indifferenti, ricordando anche che la tutela della salute dell’individuo e della comunità e sancito dalla nostra costituzione (art.32)
Da amministratori comunali che si trovano ogni giorno a dover affrontare le problematiche relative alla mancanza di dotazione di nuovi posti letto in ospedali di comunità, la compensazione alla mancanza di sostegno familiare di assistenza per malati con patologie complesse e anziani e per le cure post-ospedaliere, NON possiamo non dare il nostro sostegno a coloro che giustamente pretendono un confronto costruttivo con chi gestisce la sanità in Veneto e che denunciano invece chiusura. Non siamo qui a sollevare il problema in consiglio perché di colori politici differenti rispetto a chi governa la regione e per mera polemica, ma perché siamo preoccupati per i nostri cittadini.
Siamo preoccupati che i medici di base non vengano messi nelle condizioni di “fare il proprio lavoro” in totale sinergia con tutti gli altri strumenti di assistenza sanitaria territoriale che la Regione ha definito di voler mettere in atto con il sopracitato piano regionale sanitario del 2012.
Ci chiediamo qui come la Regione voglia portare avanti la finalità che si era data di “garantire la continuità di assistenza e cure” e pretendiamo delle risposte chiare, prima di tutto come cittadini.
Pretendiamo risposte e ci auguriamo che il confronto con chi Governa questa regione sia vero e costruttivo.